AMPIA SCELTA, SIGNORI CICLISTI...

Nonostate sia in atto un corposo programma di manutenzione delle strade cittadine, sono ancora molte le situazioni di pericolo che si incontrano pedalando per Grosseto. Diamo voce, in questo spazio, alla testimonianza di un nostro caro amico, suo malgrado coinvolto in un incontro ravvicinato con ...una buca.

fiab grosseto bucaAMPIA SCELTA, SIGNORI CICLISTI...

Davvero possiamo sceglierle? Ahahahah, no, miei cari ciclisti, sono loro che scelgono voi, e quando meno te le aspetti: sono le buche delle strade e delle ciclabili di Grosseto. Ogni strada ha le sue, ogni ciclabile anche, e fanno pure a gara a chi le ha più grandi, o profonde, o disegnate con stile picassiano.

Opere d'arte? Magari e invece sono piccole o grandi trappole, dove le ruote della bici spesso incappano, inevitabilmente per non scantonare e andare a farsi, per questo, investire dal primo automobilista - tigre in agguato.

Succede anche, come è accaduto al mio amico Lorenzo L., orafo in Grosseto, che con la ruota anteriore della sua bici da corsa si è andato a infilare in una fessura - canyon della ciclabile per Marina di Grosseto e ha fatto la classica capriola del cavallo che si impunta di botto davanti all'ostacolo: morale, frattura del polso sinistro, inabile al lavoro per un mese.

Per me, come forse ad altri, spero pochi, in una buca-voragine, solo una caduta con impatto tipo aliante in atterraggio durante lo sbarco in Normandia.

Che si fà? Noi ciclisti veri, appassionati d'amore fraterno per la bici, ci chiediamo come poter togliere di mezzo le odiate buche nell'asfalto grossetano: cemento e cazzuola per riempire le più grosse ed evitare quindi di sprofondarci dentro? Non si può, accidenti! Oppure, con una bomboletta spray colorata, segnarle una per una intorno per vederle da lontano? Forse è un'idea, magari mappandole su un itinerario ironico, portandolo sul tavolo del Sindaco, con l'invito a un giro guidato in bici: chissà, potrebbe anche funzionare….

Insomma, qui ci vuole qualche brillante idea per risolvere la copertura di quelle che il vulgo giustamente definisce "tane": gli accidenti che mandiamo ogni volta che ci incappiamo, non bastano, ma noi ciclisti, volendolo, siamo una forza, e chissà che non riusciremo, uniti, a convincere chi ne ha il dovere, ad intervenire.

Ho dimenticato qualcosa? Ah sì, scordavo le radici, quelle belle, corpose, ondulanti, ben nascoste sotto l'asfalto deformato, che ti fanno balzare in alto con la bici imbizzarrita e battere rumorosamente i denti....... ma questa è un'altra cosa......e poi dicono che il casco, pedalando in città, non serve!!

Ciaoooooooo...

Lorenzo Izzo.